Di
Luca Daretti

FRANCESCA WOODMAN

Tra pelle e pellicola

Quando si parla di fotografia non possiamo evitare di tenere in considerazione la soggettività, di chi la osserva e di chi la crea.

Oggi vi parliamo di nove anni di carriera, provocatoria e fortemente introspettiva. Anni in cui la fotografa adolescente Francesca Woodman ha espresso in maniera totalitaria il rapporto di sé con il mondo. Scomparsa giovanissima all’età di 22, suicidandosi, questa giovane ragazza rappresenta oggi un’icona inconfondibile che ha lasciato un segno indelebile e vivido nel collettivo artistico.

Francesca nasce a Denver nel 58’ da un solido matrimonio bohemian (la madre ceramista e scultrice, il padre pittore e fotografo). Una situazione di pace destinata a finire ben presto.

Cresciuta e formatasi negli Stati Uniti, Francesca passa del tempo in Italia, prima a Firenze circondata da artisti, amici dei genitori, successivamente a Roma per seguire dei corsi della Rhode Island School of Design, dove sviluppa e stampa da sola in camera oscura i suoi lavori, piccoli scatti di dimensioni quadrate in bianco e nero. Nella capitale si appassiona a Max Kingler e stringe legami con Sabina Mirri, Edith Schloss, Giuseppe Gallo, Federico Luzzi e Suzanne Santoro.

Nella capitale italiana Francesca frequenta la Galleria Maldoror, dove debutta con la prima esposizione dei suoi lavori.

Questo contatto con il vecchio continente, mette sicuramente in luce il suo prediligere ambienti dismessi e bucolici, prevalentemente architetture domestiche, dove lei, quasi sempre unico soggetto delle sue foto si avvaleva di lunghe esposizioni e doppie esposizioni, in modo da poter partecipare attivamente all’impressionamento della pellicola.

Una presenza costante la sua nelle sue foto, quasi a volerla ribadire quella presenza, provando a conoscersi ed esplorarsi.

Il mondo dell’arte ti dimentica se vai via per cinque minuti

Francesca Woodman

La nudità per la Woodman non rappresentava un’icona erotica, ma bensì una fusione di sé con l’ambiente circostante, amalgamati l’un con l’altro, i corpi risultano sfocati, come assorbiti dal mondo. Grazie anche alle lunghe esposizioni, la fusione dei due elementi risulta ancora più evidente.

Dalle sue foto traspare un approccio molto forte all’esistenza, dirompente, schietto e, allo stesso tempo, fortemente creativo. Francesca inizia a fotografare all’eta di 13 anni. La sua prima fotografia del 1971 è un vera e propria dichiarazione poetica.

Gli scatti della Woodman più che darci delle risposte ci pongono delle domande, in quanto sembrano impressionare attimi antecedenti a qualcosa, un’oltre che non si riesce a definire, un’ evanescenza che lascia sospesi.

I critici sostengono che la Woodman abbia subito una forte influenza surrealista, in quanto nelle sue foto esprime chiaramente il desiderio di spezzare il codice dell’apparenza usato fino a quel punto. Altro punto che avvalora questa teoria è quello che Francesca non forniva quasi mai spiegazioni riguardo le sue opere

Al rientro negli Stati Uniti, si stabilisce a New York e si dedica alla realizzazione di alcuni libri delle sue fotografie, “Some Disordered Interior Geometries”  pubblicato nel 1981, 5 giorni dopo si toglie la vita.

Ho dei parametri e la mia vita a questo punto è paragonabile ai sedimenti di una vecchia tazza da caffé e vorrei piuttosto morire giovane, preservando ciò che è stato fatto, anziché cancellare confusamente tutte queste cose delicate.

Francesca Woodman

I suoi genitori hanno ancora un archivio di oltre 800 foto e questo enorme lavoro dedicato alla figlia è venuto alla luce grazie ad un film documentario, “The Woodmans”, e a diverse mostre sia in Regno Unito che negli States. La più importante, al Museum of Modern Art di San Francisco, è stata esposta anche nel 2012 al Guggenheim di New York.