Di
Luca Daretti

Oltre la vita di VIVIAN MAIER

Una straordinaria tata con la macchina fotografica.

 

Quante volte abbiamo letto biografie o storie di artisti divenuti famosi solo dopo la loro scomparsa? Le ragioni sono delle piu svariate.

L’artista che vi presentiamo oggi viene paragonata a Emily Dickinson, la quale nascondeva gelosamente i suoi capovalori, personaggio di un’estrema riservatezza. Il suo nome è VIVIAN MAIER.

Inconsapevolmente, lei rappresenta oggi un nuovo tassello della storia della fotografia, precisamente di quella che è chiamata la “Street Photography”. Inconsapevolmente perchè la sua storia è tanto affascinante, quanto malinconica. La sua fama inizia dopo la sua scomparsa, grazie a John Maloof che nel 2007, volto alla ricerca di materiale sulla storia della città di Chicago, acquista ad un’asta il contenuto di un box pignorato alla cifra di 380 dollari. Di lì a poco scoprirà di avere in mano un tesoro inestimabile. Curioso di tutti quei negativi non sviluppati, inizia a selezionare e sviluppare in maniera certosina e costante tutto quel materiale.

 

 

John Malo

John Maloof con il materiale fotografico di Vivian Maier

 

Parliamo di 120 mila negativi e 3 mila stampe!

 

Decide di pubblicare questi scatti su Flickr, piattaforma molto in voga tra i fotografi, la community ne rimane folgorata ed entusiasta. Fotografie che raccontano la vita di giovani metropoli americane alla ricerca di un’identità, Chicago e New York, dove ad ogni angolo di strada tutto può succedere, bambini, clochard, sguardi e gesti quotidiani.

Resosi conto del magnifico talento, John Maloof decide di indagare e scoprire chi era rimasto tutto quel tempo dietro l’obiettivo, chi, ha dedicato tutta una vita alla strada, alla gente ed alla vita cittadina.

Scoprì che Vivian dedicò la sua vita principalmente a fare la bambinaia in famiglie benestanti, tra New York e Chicago, era una donna riservata da come si evince nei suoi autoritratti, intimi e personali, dove lei non guardava mai nell’obiettivo, ma si ritraeva davanti a vetrine o specchi, non guardandoci mai, non guardando mai il suo doppio fotografico, come se volesse semplicemente cercarsi un posto nel mondo.

Era dotata di una grande immaginazione, ma d’altronde per chi si occupa tutta la vita di crescere bambini non potrebbe essere altrimenti. Era curiosa di tutta quella vita che le scorreva davanti.

Vivian, con padre americano e madre francese, deve la sua passione per la fotografia a Joanne Bertrand, già fotografa affermata e amica di famiglia, che accolse lei e sua madre nel suo appartamento al Bronx dopo la separazione dal padre.

Successivamente alla vendita di un’eredità in Francia, con il denaro ricavato, acquista la sua Rolleiflex, che porterà sempre al collo, amica inseparabile di tutti i giorni. Vivian scatta ovunque ed in qualsiasi momento, mentre fa la spesa, mentre accompagna i bambini a scuola, mentre li porta a fare lunghe passeggiate, anche in quartieri poco raccomandali, proprio per il suo amore rivolto alla vita di strada. Lei amava il mondo, quello stesso mondo da cui scappava un pò, rifugiandosi nei suoi scatti.

Vivian Maier

Vivian MaierVivian maier

All’età di trent’anni e dopo svariate famiglie alle quali presta servizio, Vivian si trasferisce a Chicago, dove rimase per quasi vent’anni. I negativi si accumulavano e cominciò a non svilupparli più, stimolata anche dal passaggio alla fotografia a colori.

Nel 1987 presta servizio presso una nuova famiglia, che gli affida la mansarda come dormitorio e stanza personale. Vivian richiede espressamente l’aggiunta di una serratura nuova e chiede alla famiglia di non entrare mai in quella stanza che custodirà ben 20 scatole di cartone contenenti il suo archivio fotografico. Iniziano le difficoltà finanziarie e poco dopo tutto il suo materiale finisce in un box in affitto, dimenticato anche dalla tata stessa.

Vivian muore nel 2008 a causa di un trauma, in povertà ed anonimato, inconsapevole che il box, dove era custodito tutto il suo mondo, era stato messo all’asta per il mancato pagamento dell’affitto e successivamente acquistato appunto da Maloof.

 

Nel 2017, Ann Marks, una manager in pensione ha scritto “ The Real Story of the Photographer Nanny” documentandosi tra i vari archivi privati e pubblici e trovando anche foto inedite di Vivian.

La Mars sostiene che, a differenza di quello detto fin’ora, Vivian non fosse una semplice foto-amatrice, ma pare che studiasse voracemente manuali per affinare sempre di più la tecnica e facesse tattici appostamenti per paparazzare Vip come Frank Sinastra.

La sua enigmaticità, sostiene la Marks, non è solo data da una riservatezza  di natura caratteriale, ma bensì da un background famigliare del quale lei si vergognava e desiderava lasciare in ombra, pensando, e forse per quei tempi giustamente, che nessuno avrebbe fatto lavorare come bambinaia una persona con quel CV famigliare.

Vivian Maier possiamo definirla una rivelazione pop, perchè se il pop è consumo estetico della vita quotidiana, una bambinaia che si rivela una grande fotografa, seppur dopo la sua morte, è già di per sè pop.

Ci resta oscura la motivazione del suo mutismo, di non voler gridare e mostrare al mondo le sue fotografie, restando incomunicante e solitaria, senza scoprire veramente per chi fotografasse. Come se avesse voluto elargire le sue grazie mortali al mondo, per poi volare via tra le nuvole un pò come Mary Poppins.

Le foto che tutti apprezziamo oggi di Vivian Maier non sono state selezionate e autorizzate da lei, ma da autori che ne sono entrati in possesso, che ne hanno estratto le foto più belle.

Vivian sarebbe stata d’accordo nella scelta delle foto da mostrare?

Un primo piano sfocato, lei come noi, lo avrebbe trovato un errore stupendo o lo avrebbe scartato catalogandolo negli scatti sbagliati? (vedi foto sotto)

vivian maier

 

Sono domande alle quali non avremo mai una risposta, potremo solo immaginarla, ma di certo sappiamo che ambito o meno, lei si aggiudica un posto d’onore nella storia della fotografia.

 

P.S. Il film documentario di Vivian Maier noi di Mars ve lo consigliamo caldamente.

finding vivian maier

Locandina del film documentario su Viviam Maier